La bellezza è negli occhi di chi contempla

OMERTA’

OMERTA’

La parola che ci hanno affidato questo mese è la parola omertà.
In primis cerchiamo nel Vangelo una Parola che possa illuminare questa condizione. Ci ritornano alla mente soprattutto diverse pagine: uno è quando Gesù ci dice che “il vostro parlare sia Si si e no no” (Mt 5,37): ci dice di essere chiari, decisi nel prendere posizione. Gli altri episodi che ci vengono in mente, invece, riguardano le guarigioni che compie Gesù: degli occhi che si aprono, delle bocche che possono di nuovo parlare e delle orecchie che possono di nuovo ascoltare.

Queste riflessioni ci vengono soprattutto in vista della Giornata della memoria delle vittime Innocenti di mafia, che si svolgerà a Torino il 21 marzo 2026, quasi a ricordarci come sia necessario prendere posizione, di quanto sia necessario pronunciare ad alta voce questi nomi, perché le orecchie si aprano, gli occhi vedano e la bocca possa tornare a parlare e a dire la verità.

La mafia è tutt’altro, chiede di tacere, di non guardare e di non vedere, di non parlare, mentre noi vogliamo schierarci dall’altra parte. Il Vangelo ci fa sentire forte questa necessità, di proclamare ad alta
voce, perché si possa vedere una realtà di sofferenza e condannarla. Questa giornata, allora, rende possibile una memoria collettiva, una memoria che possa tornare ad agire, di conseguenza, sulla società civile, una memoria che non ci lascia indifferenti che fa comprendere quanto sia ingiusto il mondo mafioso.

Questa giornata, infine, rende possibile anche una guarigione sociale, perché la memoria è anche un processo di guarigione: ricordare significa capire da dove veniamo e trovare un orizzonte a cui tendere. Rende possibile anche una guarigione personale, è commovente vedere come alcune famiglie incontrando coloro che avevano ucciso materialmente il proprio figlio siano riuscite, con una forza evidentemente non umana, a iniziare percorsi di riconciliazione con l’assassino del proprio familiare e questo bene, oltre alla persona, oltre al singolo, è un bene per la società perché ci permette di comprendere che la morte non è l’ultima parola ma è via per rinascere.

La riconciliazione, quindi, diventa il punto di partenza come orizzonte comune a cui aspirare e allora ci viene in mente il profeta Isaia che ci dice che Grazie al Signore “il lupo dimorerà con l’agnello, la pantera si sdraierà con il capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme” (Is 11,6).

Martina e Luca (Fraternità EG)

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