Matteo 5, 38-48
Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
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Le parole di oggi sono dure, a tratti sembrano insopportabili, per certi versi irragionevoli.
Se avessimo di fronte Gesù verrebbe da chiedergli: “Come puoi chiedermi questo? Mi chiami non solo a superare l’istinto di vendetta, ma a pregare per chi mi ha offeso?”
D’impatto potremmo irrigidirci e rigettare questa proposta come irraggiungibile e irricevibile per il nostro cuore.
La Parola di Gesù ci invita, però, a far Luce in noi ed andare in profondità: da un lato far memoria del perdono che abbiamo ricevuto, dall’altro invocare la Grazia che ci permetta di dischiudere un percorso nuovo e promettente.
Questa proposta ci invita a far nostre le parole di Paolo “Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Filippesi 4,13). Con questa consapevolezza e fiducia sarà possibile compiere gesti nuovi ed inaspettati.
Tenere lo sguardo fisso su Gesù per lasciarsi guidare e conformarsi a Lui e far esperienza di una Pace che deriva da un legame fecondo basato sull’affidamento che spazza via ogni timore che ci immobilizza e ci tenta a rimanere fermi.
Don Fabio Rosini in un suo intervento sottolineava come: “noi abbiamo l’urgenza di perdonare e Dio ci manda persone che esercitano nei nostri confronti la nostra possibilità di vivere il Suo perdono: <Signore, grazie, che mi dai questa occasione!>”
Forse oggi possiamo vivere quel kayros, ovvero quel “momento opportuno” che ci fa vedere la bellezza di essere perdonati e ci esorta a far vivere questa esperienza a coloro che incontriamo.
Ci ritroveremo a scoprire che “perdonare è affidare a Dio chi mi ha fatto del male” (Ernesto Olivero).


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