La Chiesa che vorrei: bella fuori e dentro, di mille colori, così da appartenere a tutti, ciascuno per la propria peculiarità, rinnovata ma con un’anima che non dimentica ciò che è stata, con qualche segno del tempo anche se ci vuole occhio per vederlo, che lascia dire “wow che meraviglia!”, che sia sempre contestualizzata ed al passo coi tempi (che non vuole dire “tradire se stessa” perché Pilato fu il più coerente della storia e lo ricordiamo per altro), con un’apertura grande verso il mondo…che anche nel mondo c’è bellezza e pienezza di vita!

Ore 3.50: la sveglia suona, ma gli occhi aperti già da un po’ e ci sentiamo stranamente pimpanti con appena 5 ore di sonno. Ci aspetta una giornata lunga ed io (Ilaria) che non ho mai fatto una GMG, odio la folla e mi definisco con il “mal di gente”, mi butto a capofitto in un viaggio in giornata, il tutto condito dalla stima di alcuni amici con cui avevo condiviso la cosa e che mi hanno chiesto comunque di “essere portati anche loro nel cuore”.
È il 26 aprile e solo 3 giorni fa, trascinati da un tam-tam di messaggi, abbiamo preso la decisione di essere presenti al funerale di Papa Francesco per salutare un Papa che abbiamo sentito vicino anche nelle tirate di orecchie ricevute, in particolare quando richiamava alla vicinanza con gli ultimi e gli esclusi includendo anche gli anziani (forse gli “esclusi più prossimi nelle nostre famiglie”).
Partiamo per un funerale e mi chiedo quante volte di fronte alla perdita di qualcuno caro mi sono interrogata sul confine tra speranza ed illusione. E questa perdita avviene proprio durante il Giubileo della Speranza. Quante stranezze… e poi, la ciliegina sulla torta, ci troviamo attorniati da una folla che è lì per mille motivi diversi: il clima di raccoglimento richiede uno sforzo intenso, concentrarsi sulle Letture e sulle parole dell’Omelia, partecipare al coro per fare risuonare la musica dentro quasi fosse un respiro più ampio, “un ohm” meditativo.

Al termine, ci dirigiamo verso San Giovanni in Laterano; complice l’incontro con un frate amico, ci “accorgiamo” che possiamo attraversare una delle Porte Sante della città e chiediamo ad uno dei tanti sacerdoti, presenti per il giubileo degli adolescenti, una benedizione: ci chiama “pellegrini di Speranza”, ma noi siamo qua solo per il funerale!
Ed allora mi dico: non è l’eternità la nostra più grande Speranza, non “siamo forse nati per non morire mai più” anche noi?
Rientro con nel cuore un senso di Speranza: gli incontri, la condivisione e mi rivedo nel messaggio di un’amica in turno in un hospice che in ogni camera in cui entrava c’era la diretta, anche in quella degli agonici e le famiglie erano come raccolte con un energia “buona”…

Siamo tutti in un qualche modo stati toccati da quella Speranza ed il confine con l’illusione non c’è proprio più, l’illusione è altra cosa anche di fronte alla parola “morte”.
Ilaria con Marco, Carlo, Joanna, Fra Alberto, Michele, Maurizio, Silvia, ..


No comments yet. Be the first one to leave a thought.