La bellezza è negli occhi di chi contempla

La rappresentazione della Pentecoste nell’altare d’oro di Sant’Ambrogio

La rappresentazione della Pentecoste nell’altare d’oro di Sant’Ambrogio

L’opera d’arte che presenteremo oggi richiede una buona dose di immaginazione (quasi impossibile da vedere dal vivo – difficile anche da decifrare in fotografia) ma è talmente importante nella storia della Chiesa di Milano che vale davvero la pena soffermarci su di essa.

Entrando nella Basilica di Sant’Ambrogio, procedendo lentamente, campata dopo campata come detta l’architettura romanica, immaginandoci la penombra di un’illuminazione “arcaica” con le candele, arrivati al presbiterio il nostro sguardo – come lo sguardo di un qualsiasi fedele dal IX secolo in poi – viene rapito da un oggetto scintillante, dalla duplice funzione: altare e scrigno dorato delle spoglie di Ambrogio, Gervaso e Protaso. 

L’altare d’oro fu commissionato da Angilberto II, Vescovo di Milano dal giugno 824 al dicembre 859, nell’ambito di un processo di rafforzamento dell’identità della diocesi attraverso l’affermazione della liturgia, così come di riqualificazione della basilica dedicata al santo patrono. L’altare stesso, che rappresenta le storie di Cristo che si snodano parallele alle storie di Ambrogio, è di fatto una dichiarazione di distinzione e accordo tra la Chiesa Universale e la Chiesa di Milano, sottolineando l’efficacia e la legittimità del rito locale, in contrasto con il modello romano sostenuto dall’Impero Carolingio.

Le tecniche usate dall’autore, Vuolvinius Magister Faber, comprendono lo sbalzo, la decorazione “cloisonné” e la lavorazione a smalto su oro e argento; in alcuni punti sono presenti anche pietre preziose. 

Dopo questa premessa eccoci arrivare all’argomento di oggi: la Pentecoste. 

Questa scena all’interno dell’altare è collocata di fianco alla Crocifissione e, come la Resurrezione e l’Ascensione, non è opera originale, ma rifacimento realizzato da tarde mani rinascimentali o barocche (tanto che il loro posizionamento cronologico risulta errato). Lo schema compositivo risale alla tradizione bizantina: Maria si erge al centro circondata dagli apostoli e sul suo capo campeggia la colomba dello Spirito Santo. Sul fondale troviamo due cirri nebulosi che colmano due spazi rimasti vuoti. Manca completamente, però, per considerare questa formella del tutto in stile “bizantino”, la rappresentazione del “kosmos“, il mondo, rinchiuso in una caverna o in una prigione: una suggestiva simbologia del mondo in attesa della predicazione cristiana impartita dai 12 apostoli. Il riquadro a sbalzo, come in tutto il lato dell’artare, è bordato da una raffinata fascia decorata a smalto e pietre, che rende ancora più prezioso questo incredibile oggetto liturgico.

Arianna

 

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