Marco 1, 35-45
In quel tempo. Al mattino presto il Signore Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.
Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!».
Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!».
Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che
Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
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“Al mattino presto il Signore Gesù si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.”
Gesù si leva, come si è levato nella Resurrezione; pregare vuol dire risorgere dalle tenebre, entrare nella luce di Dio che è interno a noi più di noi stessi.
L’uomo è precario, cioè vive di ciò che gli danno gli altri: la vita (il “venire al mondo”) non se la dà da solo, l’uomo vive di ciò che riceve. Vive di Grazia. E il senso della vita è ringraziare, riconoscere in tutte le cose l’amore dell’Altro, stabilire relazioni con il Padre e con i fratelli.
E va nel deserto. Qui, riecheggia l’esperienza del popolo di Dio, quella del cammino verso la libertà. Nel deserto si sperimenta la libertà, la Parola di Dio, la solidarietà con gli altri, perché è quando si è soli (e si sa stare soli con Dio) che si conosce se stessi, si conosce Lui e si conoscono gli altri.
Ma Gesù, nella preghiera, cosa diceva a Dio Padre?
Ci sono due modi di pregare abbastanza comuni in tutti i popoli:
– bisogna pregare Dio per tenerselo buono (altrimenti chissà quali sfortune ci capiteranno) e chiedergli dei doni. Ma questo “dio” assomiglia non poco a Satana (.. se mi adorerai, tutto questo potere sarà tuo…)
– oppure, la preghiera è un rito magico, cosicché ripetendo le parole o un canto si va in estasi.
La preghiera biblica è quella dell’uomo che sta davanti a Dio come l’amico con l’amico. Noi siamo stati creati a sua immagine e somiglianza: davanti a Lui siamo noi stessi, lontani da Lui siamo nulla di noi stessi. La nostra identità è stare davanti a Lui, non siamo persone che parlano di Dio, né che parlano con Dio, ma che ascoltano Dio. E Dio ci parla attraverso la creazione, la natura, gli avvenimenti, la storia, le persone, la Bibbia, e anche attraverso il nostro cuore.
Preghiera
Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode.
Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.
Ecco, dono del Signore sono i figli,
è sua grazia il frutto del grembo.
Come frecce in mano a un eroe
sono i figli della giovinezza.
Dal Salmo 127 (126)


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