La bellezza è negli occhi di chi contempla

Feste buone

Feste buone

Il Natale è un periodo di festività e di consumo, ma anche un momento in cui l’impatto ambientale delle nostre azioni si fa sentire in modo significativo.

Secondo i dati dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), in Italia, il consumo di risorse naturali aumenta del 30% durante le feste natalizie, con un conseguente aumento delle emissioni di gas serra e dello spreco di cibo. Il consumismo sfrenato è uno dei principali driver di questo impatto ambientale. Il settore dei regali, in particolare, è responsabile di un aumento del 50% delle emissioni di CO2 durante il periodo natalizio (Fonte: European Environment Agency). Inoltre, secondo uno studio dell’Università di Cambridge, il 40% dei regali natalizi non viene utilizzato e finisce per essere gettato via, contribuendo allo spreco di risorse e all’inquinamento.

Il cibo è un altro grande tema. Il consumo di cibo industriale, spesso proveniente dall’altra parte del mondo, contribuisce alle emissioni di gas serra e allo sfruttamento delle risorse
naturali. L’eccesso di cibo di origine animale, come carne e formaggi, ha un impatto significativo sull’ambiente, poiché richiede grandi quantità di acqua e mangime e contribuisce alla deforestazione. Secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), il settore dell’allevamento è responsabile del 14,5% delle emissioni globali di gas serra.

Il lavoro è un altro aspetto importante. Molti prodotti natalizi sono realizzati con lavoro sfruttato, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. La catena di approvvigionamento del settore tessile, ad esempio, è spesso caratterizzata da condizioni di lavoro precarie e salari bassi (Fonte: Amnesty International).
Il capitalismo è al cuore di questo problema. Il sistema economico attuale è basato sulla crescita e sul consumo, su disuguaglianze crescenti e strutturali e il Natale è un momento in cui queste dinamiche si fanno sentire in modo particolarmente forte.

Tuttavia, è possibile immaginare un’alternativa. Un Natale non consumista può essere più significativo e sostenibile. Rimettere al centro le relazioni e le esperienze, piuttosto che consumi senza limiti e spreco, può essere un modo per celebrare la festa in modo più autentico e responsabile.
Magari sostenendo attivamente chi cerca ogni giorno di ricostruire pace e dignità nei luoghi del mondo distrutti dalla violenza e dall’oppressione, da Gaza al Sudan per fare due esempi.
Naturalmente l’alternativa non è quella di evitare festeggiamenti e scambio di doni. È anche attorno a questi due momenti di relazione e reciprocità che la nostra società costruisce relazioni e condivide il piacere dello stare insieme.

Anche noi come comunità Pachamama amiamo trovare un’occasione in più di vivere un tempo speciale e dedicarci alla cura e al piacere. L’idea è piuttosto quella di partire dalla consapevolezza di sé e del proprio modo di stare nel mondo e in relazione con il mondo, di fare scelte attente agli altri, prima che ai desideri individuali, di pensarsi come società globale prima che come consumatori ai quali tutto è concesso, di rimettere al centro il senso delle cose, la bellezza del noi e la speranza che anima l’impegno verso un cambiamento.

Rossella, Comunità Pachamama

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: