La bellezza è negli occhi di chi contempla

Differenti strade, un incontro

Differenti strade, un incontro

Nella precedente lettera mi sono permesso di descrivere la Chiesa cubana come una “Chiesa al femminile” per la presenza e impegno pastorale prevalentemente di donne, di differenti età, da sempre fedelmente legate all’esperienza cristiana o avvicinatesi alla Chiesa negli ultimi vent’anni (molte negli ultimi cinque o sei anni).

In questa breve condivisione con chi leggerà, mi soffermerò sulla vicenda di tre figure maschili, in particolare sul loro incontro con il Signore Gesù e la comunità cristiana. Ricordo che, a motivo della storia di questo paese negli ultimi 65 anni, il riferimento alla fede e alla Chiesa per la maggioranza delle persone non è stato semplice: fino alla fine dello scorso millennio l’appartenenza alla Chiesa era fortemente osteggiata e ogni riferimento a Dio era ideologicamente censurato o quantomeno dichiarato contrario al progresso scientifico.
Per questo mi hanno colpito tali racconti, che non hanno nulla di straordinario, ma che rivelano come la domanda su Dio permane nel cuore umano e può sfociare in un incontro e in una decisione. Riporto alcune frasi raccolte nell’ascolto.

Ho incominciato a interrogarmi su Dio quando, nel corso degli studi di Letteratura spagnola e poi dell’insegnamento a scuola, ho preso atto che c’è una storia a.C. (avanti Cristo) e d.C. (dopo Cristo). E mi sono detto: “Se la storiografia ha per centro Cristo, significa che deve essere una figura importante” (E., 73 anni).

Da questa semplice constatazione è partita una ricerca che ha portato questo insegnante ed avvicinarsi lentamente alla Chiesa fino a diventare, ormai pensionato, ministro straordinario dell’Eucaristia che porta la Comunione ad una dozzina di ammalati della parrocchia.

“Sono sempre stato un giovane irrequieto dentro la storia agitata del mio Paese, attratto dai grandi ideali e amareggiato dall’ingiustizia che vedevo attorno a me. Dentro questa inquietudine c’erano anche le domande su Dio. Ho partecipato per un breve periodo al culto nella Chiesa battista (una Chiesa cristiana dell’area protestante americana) fino a quando, seduto in una chiesa cattolica e guardando le immagini della Via Crucis appese alla parete, mi sono detto:” Questa è la mia casa, dove abita un Dio che conosce le sofferenze umane” (M., 53 anni).

Da quella decisione è partito tutto un cammino di fede, di preghiera e di impegno che potremmo definire sociale, con una forte passione nel custodire la memoria di testimonianze di vita “dei tempi difficili in questo paese per i cristiani e per i preti”.

“Nella mia famiglia c’è qualcosa che potrei chiamare superstizione, per quanto riguarda il riferimento a Dio. Qualche volta da bambino ero venuto alla chiesa cattolica, seguendo i miei compagni di scuola. Poi più nulla fino a quando, da adolescente deluso per alcune amicizie finite male, ho ricordato di aver visto giovani contenti in quel luogo. Ho deciso di ritornarci e a sorprendermi è stato che, pur essendo un tipo originale nel mio modo di vestire (non ho chiesto in cosa consistesse questa originalità!) sono stato accolto e dopo poco mi hanno coinvolto dandomi alcune piccole responsabilità. E così ho cominciato a sentir parlare di Gesù Cristo, di Vangelo, del fatto che alcuni comportamenti possono essere buoni e costruttivi e altri immorali e distruttivi. Ho chiesto di entrare a far parte della Chiesa e, dopo il cammino di preparazione, finalmente sono stato battezzato” (F., 23 anni).

Ora questo giovane è catechista dei bambini e animatore missionario in una piccola comunità cristiana di un villaggio di campagna.

Ad unire queste persone ora è la fede nel medesimo Signore Gesù e il sentirsi parte della Chiesa.
Sono solo tre semplici accenni dell’esperienza di tre uomini, con storie e età differenti, che mi richiamano e ci richiamano come non esistano cammini di fede identici uno all’altro. Questo richiede più che mai, a noi preti e alla comunità cristiana, un’attenzione alle singole persone e quella scioltezza nei cammini che tiene ben in vista la meta più che il punto di partenza. E che la risposta di fede non può che essere personale e libera, non di massa e per tradizione. A Cuba come in Italia.

don Davide

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