L’esercizio parte da alcune suggestioni dopo aver comperato, quasi per caso, un oggetto.
Sguardo riflettente su un acquisto
da una bancarella, sul sagrato.
Una clessidra
Perché ? Mah ….
mi piaceva la sua forma,
simmetrica, rotonda, il vetro chiarissimo,
di una dolce femminilità, con il suo vitino stretto, stretto, tra spalle e grembo prorompenti.
E poi il colore della sabbia: un nero grigiastro o un grigio nerastro, sfuggente all’occhio,
ma sabbia certamente di natura vulcanica, memoria di fiamma
soprattutto, indescrivibilmente fine, polvere atomizzata
in miriadi di granelli, quasi riva di mare,
ricorda Abramo e la chiamata di Dio.
Sta ora lì, sullo scaffale.
Immagine fisica del tempo
Di un tempo frammentato come l’odierno.
Del tempo che scorre attraverso un orifizio senza mai topparsi
non potrebbe …., vero ?
non sarebbe il tempo ….
E per questo, mirabilmente, deve scivolare e continuamente scivolare
fino a depositarsi
tutto,
sul fondo.
Esperienza di blocco
o, finalmente, momento di quiete ?
No ! Non è possibile ….
non sarebbe il tempo ….
Non si può fermare ….
Allora
sento l’insopprimibile bisogno di rovesciarla
per ri-azionare il movimento
in una mossa umana che
dà vita al tempo per ridare tempo alla vita,
perché così senti che devi fare
così senti che è giusto:
ricominciare ancora, riavviare …..
ma, noto: tutto sembra così uguale,
inesorabilmente lo stesso.
Il ritmo nemmeno cambia, è come prima,
tutto scandito, tutto omogeneo
forse, penso, non va bene ….
Perché ?
Perché dov’è la fantasia ? Dove la creatività ?
E il cambiamento ?
Non c’è.
E’ l’idea dell’eterno ritorno di Nietzsche che pare mostrarsi,
e poi l’immagine dei granelli che scorrono di nuovo dopo il rovesciamento
evoca anche i poli del vivere che narra il Qoelet:
« c’è un tempo per conservare e un tempo per buttar via »
« un tempo per tacere e un tempo parlare »
Pur sbattuto così tra la circolarità del ritorno e la dialettica delle polarità
riesco e devo pur a trovare anche l’approdo alla distensione del tempo dell’anima di Sant’Agostino.
Espressione della coscienza interiore dove il passato è memoria, il futuro attesa,
tutto distillato dal “fuggire” del presente che nemmeno percepisco.
Ma è distensione, finalmente retta, diretta al fine,
stavolta
né circolo, né estremi.
Intuisco che il tempo vive di tante dimensioni, giustapposte
E poi
scopro che il linguaggio per dire il tempo
è sincronico come una foto
è diacronico come un film.
E poi
scopro, dal pensiero di Papa Ratzinger,
una ulteriore dimensione di tempo,
il tempo memoria
che significa che quando si lascia
il tempo della vita
una scissione avviene
dell’unità
tempo biologico/tempo memoria;
quest’ultimo
non muore, ma rimane ancora vivo
come presenza-ricordo di tutto quello
che abbiamo fatto con/per/in
chi abbiamo incontrato
direttamente o indirettamente:
è il tempo delle relazioni che sussistono nell’oltre
come impronta vivente di memoria
perpetuandoci nelle generazioni,
al di là del tempo cronologico.
E così ancora ….
e allora capisco come
lo sguardo attento su una piccola clessidra,
così come su ogni pur ordinario fenomeno
può aprire un mondo;
davvero,
ci proietta in una dimensione di mistero
e dove c’è il mistero
« ci sovvien l’eterno » .
Diego, 5 novembre 2025


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